martedì 23 agosto 2011

Richmond Fed indica contrazione

Giornata ancora volatile sui listini europei. L'Eurostoxx 50 in prima mattinata ha raggiunto quota 2240 (+2.53%) per arrivare poi, as I write, a +0.47%. US è invece molto più brillante, con l'S&P 500 a +1.23% e il NASDAQ a 1.5%.

Anche i mercati emergenti hanno registrato buone performance: la Corea del Sud ha finalmente registrato una chiusura positiva (+3.86%) seguita anche da Taiwan (+3.25%). In Europa e in Latin america, invece, i listini emergenti non hanno dato risultati significativi.

Sul fronte macro abbiamo avuto una nuova release negli Stati Uniti che ha deluso le aspettative: il Richmond Fed Manufacturing Index è uscito a -10 (contrazione) rispetto ad attese di -5. Anche le vendite di nuove case hanno fatto male (vendite m/m a -0.7% vs. 0.6% del consensus). In Europa la musica è simile, con lo ZEW tedesco (ma anche quello dell'area euro) in territorio negativo per quanto riguarda l'economic sentiment.

Vedo ora dai miei schermi di Bloomberg che JPM ha appena upgradato a "neutral" il giudizio sul credito di Bank of America. Il titolo ha perso circa il 40% in un mese (ora fa -2.62% rispetto a chiusura di ieri) e abbiamo osservato un'inversione della curva dei CDS sul titolo. Probabilmente una risposta irrazionale dei mercati rispetto ai fondamentali (cito JPM), visto anche l'articolo sul Wall Stree Journal dove volavano numeri pazzeschi su aumento di capitale (dai 100 ai 200 miliardi di dollari!!!). Le banche rimangono comunque sotto pressione: oggi Unicredit ha perso oltre il 2% (meglio ha fatto Intesa a -0.6%). Giustamente c'è chi segnalava anche i CDS di altre banche italiane: se ci sarà de-risking e ulteriore deleveraging (ad esempio, tagli di crediti), l'impatto macro sarà equiparabile a una stretta monetaria. Positive per il credito, negative per macro.

A un certo punto della giornata girava il commento di Greenspan relativamente all'area euro (cito): "The euro is breaking down", e poi "some collateral held by euro-area questionable". Detto ciò l'euro/dollaro è ancora inchiodato nel trading range degli ultimi due mesi (ma ragionando sullo stress nel mercato del funding, non è escluso che possa finalmente rompere al ribasso in favore del dollaro, più difensiva come valuta anche in ottica di banking stress in area-euro).

Altra notizia dai piani alti: è stato "replaced" il capo di S&P, Mr Sharma, dopo il downgrade del debito sovrano statunitense. Mossa evidentemente di "reazione" che avrà poco effetto sui mercati. Interessante, rispetto a quanto avvenne in Giappone circa 15 anni fa. Altrettanto interessante vedere come Fitch e Moody's per il momento non abbiano seguito S&P, addirittura confermando il rating in un caso.

Il mood generale è di maggiore cautela. Sicuramente il fattore macroeconomico subirà una revisione, vista la serie piuttosto consistente di dati deludenti. Probabilmente avremo segnali di supporto da sentiment, visti anche molti indicatori. Ma l'impressione è che l'atteggiamento sia più "sell the rallies" che "buy the dips".

Final note: in Grecia i financials si stanno liquefando.
National Bank of Greece oggi è ai minimi storici (molto stock specific, ma indicativo di un sentiment decisamente estremo e condizioni di iper-venduto).

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