Oggi, a sorpresa, S&P's ha declassato il rating sul debito italiano a una singola A (da A+), mantenendo un "outlook negative".
Le variabili che hanno maggiormente inciso su questa scelta (ricordiamo che Moody's ha posticipato una rating action al mese prossimo) sono state "debt & politics". In estrema sintesi, non c'è abbastanza crescita per pensare che i target fiscali siano efficacemente raggiunti secondo i piani del governo. E lo stesso esecutivo non beneficia di un contesto politico parlamentare utile a intraprendere manovre più decisive, soprattutto in ottica di efficientamento dello Stato.
Ciononostante, i risky assets in generale sembrano aver già ampiamente scontato la notizia. Soffre solo il BTP, che galleggia pericolosamente intorno al 5.7% sul decennale. L'Eurostoxx 50 guadagna l'1.9%, l'Italia è su dell'1.7% (e Unicredit e ISP sono solo flat, contro le francesi nuovamente in rosso), mentre dall'altra parte dell'Atlantico l'S&P 500 fa +1.11%, aiutato anche da Apple che ha appena toccato nuovi massimi ($422). Sulle valute c'è poco movimento, tranne un po' di debolezza sul franco svizzero dopo che sono circolati rumours di un possibile innalzamento (a 1.25) del floor imposto dalla Banca Nazionale Svizzera. E sui bond sovraperforma ancora il Bund, che ora prezza sul decennale a un tasso sotto l'1.8%.
Il movimento di oggi sui mercati è ancora più strano alla luce della pubblicazione del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale. Se il titolo del tomo dell'anno scorso era "Recovery, Risk & Rebalancing", quest'anno hanno scelto un appropriato "Slowing Growth, Rising Risks", da sottotitolare come "il peggior environment per investire sui mercati". La visibilità è infatti scarsa, scarsissima: se l'Italia ieri ha abbassato le proprie stime di crescita per il 2012 all'1% (dal precedente 1.3% di poche settimane fa), il Fondo Monetario Internazionale è andato ben oltre, abbassandole a un magro +0.3%. Forse l'headline più significativa di questa voluminosa pubblicazione è la seguente (quoto): "If fiscal consolidation were suddenly stepped up further at the expense of the disposable income of people with a high marginal propensity to consume, these economies could be thrown back into stagnation". Il rischio per chi investe è infatti che il mercato inizi a scontare più pienamente il minor potenziale di crescita prodotto da misure d'austerità fiscale non accompagnate da altrettanto importanti misure di bilanciamento.
Ma come si usa dire, il mercato azionario ha informazioni, ma non è onniscente. E specula. La speculazione di oggi è anche guidata dalle attese di intervento da parte della Federal Reserve (il Fondo Monetario Internazionale ha infatti tagliato anche le previsioni di crescita per gli Stati Uniti) e dalla speranza che la Grecia riesca a soddisfare i requirements imposti per ricevere ulteriori aiuti. Intanto, il coupon che doveva essere pagato oggi (circa 700-800mln di euro) è stato duly paid, ma la dinamica del PIL greco sarà peggiore del previsto: -5% quest'anno e -2% nel 2012, contro un -3.8% precedentemente stimato per quest'anno e un ritorno a crescita positiva per l'anno prossimo.
Intanto, forse anche per queste ragioni, continua a preoccupare il funding stress a cui stiamo assistendo, nonostante l'intervento coordinato delle banche centrali. Allego charts:
We're not out of the woods, yet...


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