giovedì 10 novembre 2011

Arriva Monti?

Giornata di restringimento sui nostri Titoli di Stato, dopo la "catastrofe" di ieri. Per tutta la mattinata si sono susseguite le notizie e le dichiarazioni a proposito di Mario Monti. L'economista Vaciago (vicino al professore) ha affermato che Mario Monti sarà nominato primo ministro lunedì prossimo: pare che il suo arrivo a Palazzo Chigi sia stato pianificato da Napolitano già da diversi mesi, con Monti stesso apparentemente impegnato negli ultimi 4 mesi a stendere un programma di governo. Tutto ciò sosterrebbe, secondo alcuni analisti, l'idea che l'operato del tandem Draghi-Napolitano-Monti sia la premessa per acquisti massicci di BTP sul mercato.

A questo proposito, oggi è uscito un buon pezzo della ricerca Investment Banking di Credit Suisse che riassume la situazione italiana, includendo qualche grafico esemplificativo. In buona sostanza, uno dei nostri vantaggi è che solo il 46% del nostro debito è in mano a investitori esteri (banche, fondi o istituti centrali come la BCE), mentre il grosso delle securities outstanding è direttamente o indirettamente in mano agli stessi italiani. Questo significa che un innalzamento del tasso d'interesse è sì un peso per lo Stato, ma si traduce anche in un effetto redistributivo (per lo meno fino a un certo punto…) sugli investitori domestici. Poi elencano numerosi punti a favore del nostro Paese, in termini fondamentali: le misure fiscale adottate durante l'estate dovrebbero garantire un calo nel deficit e del debito anche considerando gli scenari più conservativi, gli assets in mano allo Stato e alle famiglie (5/6 volte il PIL e più del 60% in immobili) potrebbero essere mobilizzati per affrontare la crisi e, infine, rispetto ai partner europei abbiamo un surplus primario attorno all'1% del PIL, con un deficit annuale che rimane in linea con le previsioni e che è meglio di quello registrato da inglesi, americani e giapponesi. Permane un problema di crescita, ma anche lì le misure presentate potrebbero nel medio termine aiutare il Paese: interessante però come gli analisti di Credit Suisse affermino (quoto) che "more measures and notably a full tax reform that would redirect the tax burden away from labour, notably, is however still required, in our view".

Sempre sullo stesso tema anche Andrew Garthwaite ha pubblicato una nota: "in a nutshell" sostiene che la BCE deve mostrare il suo committment e accettare il suo ruolo come "lender of last resort", vincendo l'opposizione tedesca (e qui la vedo ancora molto difficile). Andrew ricorda che l'Italia conta per il 17% del PIL europeo, il 7% delle esportazioni tedesche e il 25% dei bond dell'area euro: in his opinion, senza Italia nell'euro, non ci sarebbe più un'area euro. E non si può che essere concordi. Inoltre, calcola che i tassi devono scendere sotto il 6%-6.5% per rendere la dinamica del debito nuovamente sostenibile: un nuovo governo tecnico e un aiutino dalla BCE potrebbero portare a questo risultato.

A livello comunitario, il Commissario Olli Rehn ha segnalato che la crescita economica in Europa sta "stallando", evidenziando i rischi di recessione: il PIL per il 2012 è previsto in incremento dello 0.6% per l'Unione Europea e dello 0.5% per l'area euro. Per il 2013 queste stime sono rispettivamente dell'1.5% e dell'1.3%. Niente di stratosferico. A ciò si somma l'irresponsabilità di qualche "senior official" dell'Unione Europea che lascia trapelare la notizia che tedeschi e francesi stiano esplorando l'idea di un'area euro più piccola o a due velocità: idea subito contrastata da Barroso (saggiamente), ma in parte rilanciata da Sarkozy martedì.

Intanto il mercato ha fatto un'altra altalena anche oggi: as of writing, Eurostoxx è solo marginalmente positivo (+0.25%), mentre l'Italia è su dell'1%. Il BTP è rientrato sotto il 7% ma rimane a spread altissimi (511bps sul decennale e 600bps sul cinque anni). Stati Uniti sovraperfomano l'area euro, con l'S&P 500 a +0.75%.

Rimango tuttavia scettico, perché per il momento sono più gli hedge fund che si muovono (molto spesso con short covering), mentre sembra che gli investitori "long-only" stiano approfittando dei momenti di forza per alleggerire. Non c'è ancora "blood on the street" per diventare medium-term bullish. What's cheap can get even cheaper. Don't be greedy and keep a defensive bias in the short-term.

Se poi volessimo rivedere quali sono le soluzioni sul tavolo…mi viene da dire che "this turkey won't be able to fly"…

mercoledì 9 novembre 2011

Nuovi massimi sul tasso BTP

Brutte nuove sul fronte interno: il BTP decennale (ma non solo quello) ha fatto nuovi massimi e ora quota a 550bps sopra il Bund. Pochi i commenti dal mondo politico europeo (scandaloso…ma commento in chiusura), mentre solo poco fa Napolitano ha pubblicato un comunicato che intende fugare ogni equivoco o incomprensione sui mercati. Ve lo riporto:

1) non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto. Tale decisione diverrà operativa con l'approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012;

2) sulla base di accordi tra i Presidenti del Senato e della Camera e i gruppi parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione, la legge sarà approvata nel giro di alcuni giorni;

3) si svolgeranno quindi immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni da parte del Presidente della Repubblica per dare soluzione alla crisi di governo conseguente alle dimissioni dell'on. Berlusconi;

4) pertanto, entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti.

Sono pertanto del tutto infondati i timori che possa determinarsi in Italia un prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare, essendo comunque possibile in ogni momento adottare, se necessario, provvedimenti di urgenza.

Il decennale greco è al 25%, la Spagna si avvicina al 6%.
Rammento a tutti che il bailout per Portogallo, Grecia e Irlanda è stato fatto quando il loro decennale è salito oltre l'8% e solo pochi giorni dopo aver superato il 7%:

Country Date Bailed Out 10Y spread 10Y yield Work Days Above 7%
Greece May 2, 2010 +544bps 8.50% 18
Ireland Nov 21, 2010 +544bps 8.09% 15
Portugal Apr 6, 2011 +510bps 8.54% 55

Sull'azionario i volumi sono su del 40% rispetto alla media degli ultimi 20 giorni: c'è paura. Eurostoxx perde il 2.4%, l'Italia il 4% (!!!) e gli Stati Uniti il 2.1%. C'è risk-off anche sui mercati emergenti, dove la Russia cede il 3.2% e il Brasile perde l'1.8%, as of writing. Si stringono invece i risk-free assets (ma esistono ancora?), con il Treasuries che quota 1.97% e il Bund a 1.72%. Sulle valute, come prevedibile, si apprezza il dollaro contro euro (1.3587, a +1.8%) e anche lo yen (105.63, a +1.8%). Nella notte i dati macro cinesi non hanno deluso: inflazione in linea con le attese e ai minimi degli ultimi 6 mesi, e produzione industriale più bassa ma comunque sostenuta. Ma il newsflow macro non è sufficiente a sostenere i mercati. Oggi, anche il Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale (Christine Lagarde) ha avvertito che qui si rischia una "lost decade" a livello globale, a meno che le nazioni mondiali agiscano consensualmente per controbattere le minacce alla crescita. In questo avvertimento è stata supportata da India e Cina, entrambe palesemente preoccupate per l'evolversi degli eventi. Ora che il "re è nudo", anche per l'Italia le dinamiche di debito diventano insostenibili: se non si agisce in fretta, con tassi oltre il 7%, il rischio è vedere il rapporto debito su PIL aumentare oltre il 120% da qui ai prossimi anni, contrariamente a quanto stimato precedentemente da governo, Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale.

È però assordante il silenzio delle capitale europee. Ricercando sulla stampa estera trovo questo commento di Angela Merkel: "it is time for a breakthrough to a new Europe". C'è però da muoversi con più celerità, credo. E mi torna in mente quanto disse Carmelo Bene durante una storica trasmissione "Uno contro tutti": "Non fingo di interessarmi ai problemi della patria, all'Europa. A fare, come dice Derrida, questa 'rimpatriata' (che poi Mitterand deve ancora spiegare a Jacques Derrida cosa vuol dire 'essere a casa', 'sentire odore di casa' entrando in Europa). Cos'è l'Europa? Di quale colonizzazione si tratta? Di colonizzare noi stessi? Altri? I popoli?".

Il mio timore è che qualcuno in Europa stia fingendo di interessarsi ai problemi dell'Europa. La mia speranza è invece che, anche interpretando Jacques Derrida, i capi di governo europei si muovano velocemente a capire che l'Europa che vince è un'Europa intesa come apertura, sempre in "costituzione" piuttosto che formata una volta per tutte (vedi trattato di Mastricht). Per questo è necessario che, contrariamente a quanto scrivevo qualche giorno fa, i tedeschi non facciano più i tedeschi, gli italiani non più gli italiani e i francesi non più i francesi.

Operativamente, quale soluzione si potrebbe implementare? Difficile dirlo, ma intanto un euro più debole, per aiutare la competitività della nostra periferia: senza un surplus di partite correnti, anche una riduzione dello stock di debito non aiuterà nel medio/lungo termine. Quindi, ristrutturare il debito dei paesi a rischio, anche attraverso logiche di netting inter-paese (vale anche per le banche). Evitare di lasciare in piedi istituti di credito ormai "zombie", preservare il "disposable income" dei cittadini e stimolare la crescita, a partire dalla Germania. È l'unica che può farlo (anche i cinesi gliel'hanno detto) ed è assolutamente necessario per evitare di vanificare gli effetti di qualsiasi incremento di tassazione.

Sono tempi difficili. Ma, cercando di essere ottimisti, se si riuscisse a risolvere il problema, lo short-squeeze sarebbe colossale!

martedì 8 novembre 2011

Se a Pechino l'inflazione cala...

Avrete seguito meglio di me l'evolversi della situazione politica nel nostro Paese (lo showdown è ancora rimandato, as of writing, non si capisce se Berlusconi salirà o meno da Napolitano) e mi limito quindi a riportarvi le quotazioni attuali sul BTP: lo spread è "just shy of 500bps", ovvero a +492bps rispetto al Bund tedesco, con il tasso nominale al 6.76%. Siamo ai massimi e siamo tirati. Ciononostante, ancora azionario europeo tonico, con Eurostoxx 50 a +1.2%, FTSE MIB a +0.74% e Germania a +0.68%. Negli States performance fiacca (flattish i principali indici), che forse si prende una pausa dopo un inizio di novembre molto più forte (in questo senso, l'Europa sta ancora sottoperformando). Sui mercati emergenti è forte l'andamento da inizio mese della Cina (+1.4% in valuta locale e +2.8% in euro), seguita dalla Russia (+1.4% in rubli e +2.5% in euro). A proposito di Pechino, sarà importante la serie di statistiche che verrà pubblicata stanotte (che vi riporto qui di seguito):

CPI: consensus 5.50% YoY vs. 6.10% prior
PPI: consensus 5.80% YoY vs. 6.50% prior
Ind Productn: consensus 13.4% vs. prior 13.8%
Retail Sales: consensus 17.6% vs. prior 17.7%

Se è vero che l'inflazione sta calando (anche per un effetto base), probabilmente sarà più facile per i policymakers gestire un rallentamento controllato, soprattutto nel settore immobiliare. Sul settore finanziario è invece difficile prevedere l'evoluzione della situazione, visto che molti temi sono "off-balance sheet". Dalle nostre parti, invece, i titoli bancari beneficiano di una giornata di pubblicazione di utili (SocGen e Intesa, ad esempio, su rispettivamente del 7% e del 3.5%) che sta sostenendo le quotazioni.

Sempre per parlare di banche (di politica ne abbiamo già scritto troppo), vi riporto una nota di JPM a proposito di UBS. Il 17 di questo mese, infatti, Sergio Ermotti presiederà l'investor day a New York nell'ottimo Wladorf Astoria, ma si dice che non avrà buone notizie per la divisione investment banking. O per lo meno è quanto si attende Kian Abouhossein di JPM, che azzarda addirittura un merger delle "IB operations" con……Credit Suisse!

Mi permetto di quotare parte dell'analisi: "We believe the pro-forma 50:50 JV would be in both shareholders’ and Swiss gov’t interest resulting in less IB capital at risk and assets for Switzerland, higher ROE through material cost cutting mainly outside Switzerland, and material capital release for shareholders. We argue the JV over time would have to be funded separately and see a rationale for moving the legal entity to the UK. We analyse the 1997 SBC-UBS merger as a roadmap. We believe a JV in IB divisions would lead to material reduction in RWAs of 47%, implying reduced risk and lower capital requirements. Post a JV, UBS and CS would generate 29 per cent and 45 per cent of ‘13E group profit respectively from IB on our estimates. We also estimate the IB to consume 29 per cent of group capital for UBS, 37 per cent for CS post a JV, down from 56 per cent and 62 per cent pre-JV. A JV should also lead to smaller trading and derivative position as was seen in the 1997 merger of UBS and SBC. On our estimates, an IB JV would lead to combined staff reduction of c.13,000 or 38% of the combined IB division headcount pre JV, reducing total cost by SF7.5bn (40% of IB cost base). We estimate net SF3.7bn restructuring charge and pro-forma revenue loss of 33% due to overlap in businesses. We estimate a JV to operate with C/I ratio of 68% in ‘13E, down from avg.74% pre-JV. IB ROE in ‘13E improves from avg. 13% to 20% on B3CET1 capital. A JV should be complementary in FICC, and geography. We estimate an IB exit multiple for CS at a 20 per cent premium to that of UBS would lead to SF3.1bn one-time payment from UBS to CS at the start of the JV. With UBS SF51.3bn in tax losses not recognized as DTAs in addition to SF8.7bn of on balance sheet DTAs, a JV should help better monetize these DTAs through improved profitability outlook in the IB. A self-funded IB JV would in our view be forced to focus on improving RoAs vs. global peers leading to greater efficiency. We see return on B3CET1 [core tier one capital under Basel III] declining to 16 per cent from 20 per cent in ‘13E, still above the avg. IB ROE pre-JV in a scenario of 156bps increase in post tax cost of funding with SF50bn senior debt issuance."

Come si dice, "food for thoughts"…

lunedì 7 novembre 2011

Sedute dominate dal newsflow politico

As of writing abbiamo nuovamente il BTP a quota 6.64%, vicino ai massimi di giornata (6.67%) e a livelli di spread rispetto al Bund significativamente alti (+483bps sul decennale, +590bps sul tre anni). Stupisce l'andamento rialzista di piazza Affari, con l'indice FTSE MIB su dell'1.32% e le banche positive (Intesa +2.84% e Unicredit +1.87%). Il resto dei mercati non brilla, con Eurostoxx giù di 68bps e l'S&P 500 negativo dello 0.53%. Sui mercati emergenti rincuora la performance positiva di Brasile (+0.94%) e di Russia (+1.32%), entrambi paesi dove siamo sovrappesati, mentre continua ad arrancare la Cina (-0.73%).

Mi duole ripeterlo, ma il mercato in queste sedute rimane dominato dal newsflow politico: la volatilità dei listini, che nella mattinata erano pesantemente in rosso, è influenzata dal rincorrersi delle speculazioni sulle sorti del nostro governo e del suo primo ministro. Se prima di pranzo c'erano rumours di mercato che davano per certa una mossa a sorpresa di Berlusconi (in senso "dimissionario"), dopo il caffè si erano subito serrati i ranghi dei falchi della maggioranza, con l'intento di smentire qualsiasi indiscrezione (che, paradossalmente, è stata messa in circolo proprio da quegli ambienti). La percezione di molti è che uno o due uomini (più Gianni che Mario) siano ormai in pole-position per prendere le redini di un esecutivo tecnico, condizionalmente a quanto accadrà domani durante il voto sul budget (con annessa fiducia? Non è ancora chiaro...). Certo è che, a molti, sembra assurda la pressione sui nostri Titoli di Stato solo per questa ragione.

In Grecia gli accordi tra maggioranza e opposizione, con la benedizione del Presidente, hanno portato a un'evoluzione che potrebbe vedere Papandreou farsi da parte, per lasciare posto all'ex-vice presidente della BCE, Lucas Papadimos, che condurrebbe un governo di unità nazionale per adempiere agli impegni comunitari (e risolverebbe l'imbarazzante tematica referendaria). Anche in altre parti d'Europa, relativamente a misure di austerità fiscale, si confermano "altri impegni". Il governo francese implementerà nuove proposte per ridurre il deficit di bilancio di altri 18.6bn nei prossimi due anni: il Financial Times, riportando quanto detto dal primo ministro Fillon, evidenzia che il deficit potrebbe essere eliminato entro il 2016, portando risparmi per circa 65bn nei prossimi 5 anni. Dall'altra parte, la Merkel ha annunciato un "tax break" di 6bn per i prossimi due anni, forse nella speranza di essere anticiclica con questa mossa.

Stasera a Brussels si riunisce l'Eurogruppo, composto dai ministri delle finanze dei paesi dell'area euro. Domani mattina continueranno gli incontri, con alcuni (come Schaeuble) che cercano di calmare il sentiment di mercato affermando che l'Italia non è in una situazione comparabile a quella della Grecia: se riusciremo a implementare le misure stabilite, ristabiliremo la fiducia dei mercati. Mi sembra a questo riguardo più lungimirante il commissario europeo agli affari economici e monetari Olli Rehn, il quale ha detto al Parlamento Europeo che "the slowdown is linked to a profound lack of confidence in the economy as well as occasionally in EU policy-making and the answer must be to resolve the region’s sovereign-debt crisis." Ed è proprio la fiducia che ha danneggiato le varie "survey" del settore manifatturiero e dei servizi, portando molti analisti a ritenere più che probabile una recessione tecnica in area euro.

Chiudo segnalando come il newsflow geopolitico (in particolare, relativamente a Israele e all'Iran) stia peggiorando, come avrete ormai letto anche sui nostri quotidiani: "An upcoming report by the International Atomic Energy Agency (IAEA) to be released within a week will make the most detailed charges to date that Iran’s nuclear program is geared toward weapons development and military use, several unnamed Western diplomats briefed on the report said, CNN reported Nov. 6. The diplomats said that the report will include new information on efforts by Iran to develop technologies to build a nuclear weapon, including computer models of a nuclear warhead. The upcoming report is expected to make more explicit charges that Iran is developing nuclear weapons than previous reports, the diplomats said." (Source: Stratfor Global Intelligence).

venerdì 4 novembre 2011

Ancora deleverage

L'ultimo giorno di questa settimana si chiude nuovamente con molti disappointments. Eurostoxx 50 perde il 2.3%, con l'Italia altrettanto debole (FTSE MIB -2.64%), mentre in America i listini a New York fanno solo marginalmente meglio (S&P 500 -1.22% as of writing). Le banche sono ancora sotto pressione, con nuovi minimi per alcuni istituti (Dexia perde il 10%, Unicredit è giù del 7% e SocGen segue a -5.8%). E c'è stato deleverage, soprattutto relativamente agli istituti francesi vs. Italian bonds: BNP Paribas ha quasi dimezzato la sua exposure a 12bn. Dall'altra parte, i mercati emergenti in questa fase si stanno comportando relativamente bene, con Shanghai che da inizio mese guadagna già il 4%, la Corea del Sud il 2.34% e Taiwan l'1.28% (tutti i numeri in euro). Vediamo se questo trend potrà perdurare.

Come abbiamo osservato nei giorni scorsi, nei paesi sviluppati pesano le difficoltà a trovare un accordo in Europa: anche oggi, durante il G20, ha deluso la mancanza di intesa sul tema del potenziamento delle risorse del Fondo Monetario Internazionale per combattere la crisi in area euro. Questo newsflow "politico" ha offuscato d'altra parte una giornata positiva sul fronte macro negli Stati Uniti, dove i dati sul mercato del lavoro sono stati rivisti al rialzo (per i mesi precedenti) e hanno mostrato una certa solidità relativa (+80mila posti di lavoro in ottobre, con un tasso di disoccupazione che è sceso dal 9.1% al 9%...magra consolazione). E probabilmente le delusioni continueranno ancora per un po' (il che potrebbe lasciare spazio a sorprese positive per i mercati nel caso finalmente vi fosse maggiore proattività dai policymakers). Mohamed El-Erian, CEO & co-CIO di PIMCO ha commentato come segue il comunicato del G20:

"With a generally underwhelming communiqué, the G20 has missed an important opportunity to address mounting concerns about the dimming prospects for global growth, excessively high unemployment, growing income and wealth inequalities, and renewed financial fragilities. The disappointment is not about the communiqué’s narrative. Indeed, the language is generally appropriate and on topic, including the emphasis on “youth unemployment” and the need for “an Action plan for Growth and Jobs.” The problem is the insufficient specification of concrete measures, timeline, monitoring and coordination mechanisms, etc…Away from the general, I suspect that two particular aspects may well attract particular interest in the days and weeks ahead: The agreement by Italy to “invite the IMF to carry out a public verification of its policy implementation on a quarterly basis;” and the decision to “formalize the Troika.” Then there is at least one comment that will raise lots of eyebrows given the realities on the ground that of welcoming “the euro area’s comprehensive plan”. If anything, such a comment undermines the credibility of the G20 process. Bottom line: The highly-awaited G20 communiqué will do little to lift persistent concerns about the inability of policymakers to fully understand and get ahead of the multiplying headwinds facing the world economy. Without this essential “air cover,” global economic, financial and social fragilities will persist and grow, as will the downside risks."

Per quanto il nostro Paese, pare sia stato accettato un ruolo importante per il Fondo Monetario Internazionale, nell'ottica di "monitoraggio dei progressi di riforma su cadenza trimestrale". Insieme alla Commissione Europea, l'FMI dovrebbe assicurare ai partner europei l'adeguata implementazione delle proposte finora approvate. C'erano state anche discussioni relativamente alla possibilità di ottenere una linea di credito precauzionale dal Fondo Monetario Internazionale: idea poco dopo smentita dal nostro primo ministro.

Tuttavia, a questo riguardo, mi permetto di rilevare che ormai "sky is the limit" per il nostro decennale (il tasso è al 6.33%), mentre il posizionamento sul mondo valutario è corto euro e lungo dollari in maniera piuttosto aggressiva. Ciò significa che se ci fosse una soluzione definitiva ai nostri problemi, la valuta comunitaria (e, knock on wood, anche il nostro BTP) potrebbe vivere un rally notevole fatto tutto di short-covering.

Ma per il momento, rimaniamo in attesa di un newsflow positivo.

giovedì 3 novembre 2011

Castore e Polluce

Giornata movimentatissima, con borse positive (Eurostoxx +2.45% e FTSE MIB +3.23% as of writing) ma BTP ancora e fermi al 6%. Il dollaro contro euro non ha direzionalità, in una seduta che ha visto il nostro Mario Draghi tagliare i tassi di 25bps e tenere banco durante una press conference gremita di giornalisti. La sua performance è stata eccellente e ha sostanzialmente fornito - da una parte - rassicurazioni a chi temesse di un suo atteggiamento eccessivamente "dovish" nei confronti della periferia e - dall'altra - sostegno a chi spera ancora che la BCE possa muoversi bene in questo "marasma" e sappia compiere fare scelte simili a quelle che il mitico Polluce (figlio immortale di Zeus-cigno e di Leda-umana) prese nei confronti del fratello Castore (figlio mortale di Tindaro e della sempre umana Leda).

Se il direttorio Germania-Francia è un potenziale black-swan per il nostro scenario (non dimentichiamoci che la coppia Leda-Zeus diede alla luce anche Elena, la causa della caduta del regno di Troia), i Dioscuri sono certamente la BCE e la periferia dell'area euro. Intanto Draghi ha segnalato continuità con Trichet: qualsiasi altra mossa sarà "data dependent", quindi si baserà sui fondamentali che, in area euro, si stanno già deteriorando da qualche mese. Su questo, il mercato azionario ha già scontato molto (forse anche quello obbligazionario…), tanto che le valutazioni sembrerebbero essere tanto interessanti da escludere per il momento una posizione fortemente sottopesata in equity (salvo black-swan). Meglio stare neutralish e aspettare alla finestra? Globalmente non sta andando malissimo, visto che i PMI sono tornati nuovamente sopra il livello di 50, dopo otto mesi di peggioramento senza sosta, e i nuovi ordinativi stanno sovraperformando la creazione di scorte (buon segno per la produzione industriale).

Il problema nel fare scelte di asset allocation è che, come dicevamo altre volte, in questo momento bisogna essere bravi a interpretare gli umori della politica: i fondamentali sono quindi da accantonare, almeno per un istante. La politica in alcuni PIIGS sta soffrendo: Papandreou si è mosso in maniera dinoccolata, tanto da rischiare di perdere il posto prima ancora di arrivare al voto di fiducia di venerdì, mentre Berlusconi è alle corde per l'oggettiva difficoltà ad agire in maniera netta senza avere il tempo di generare il consensus necessario. Ecco, quindi, prospettarsi per entrambi i paesi l'idea di governi alternativi e/o tecnici. Volenti o nolenti, Germania e Francia stanno causando un significativo stress alla periferia, rendendo sempre più pericolosa la partita: se mai vi fosse un referendum e io fossi cittadino greco, c'è da domandarsi legittimamente che tipo di voto darei, sapendo che nei prossimi anni i tedeschi controlleranno le finanze di casa mia, il mio tenore di vita subirà un taglio di almeno 1/3, almeno un altro quinto di posti di lavoro saranno eliminati e per almeno dieci anni ci sarà una costrizione strutturale del credito per imprese, famiglie e Stato.

D'altra parte, la Grecia non ha mai generato "capitale" internamente (a differenza ad esempio della Germania), né si trova in una location che (almeno oggi) offre vantaggi geopolitici o economici strutturali. I greci hanno bisogno dell'Unione Europea e dell'area euro molto più di quanto abbiano bisogno di loro i tedeschi e i francesi. Se ci rammentiamo che l'Unione Europea doveva essera una sorta di tessuto muscolare per l'esoscheletro della NATO, non c'è da stupirci che l'Unione sia un po' "molliccia" in questa fase...

Chiudo riportandovi una fonte (l'agenzia di intelligence STRATFOR), dalla quale risulta che russi e cinesi hanno discusso con Sarkozy per offrire ciascuno 73mld di euro circa per l'EFSF, condizionalmente a garanzie più chiare e alla certezza che il fondo sia effettivamente in grado di bloccare il caos che sta imperando in questo momento. Questo sarebbe un "positive", ma tant'è...

Aspettiamo che i Dioscuri, contrariamente da quanto dice il mito, facciano la loro mossa "di salvataggio" un attimo prima dell'ultimo round…

mercoledì 2 novembre 2011

Ripresa geopolitica

Ponte di fuoco quello appena trascorso. Sugli schermi di Bloomberg il BTP è stabile sopra il 6% e non accenna a rientrare, nonostante l'intervento della BCE e un rimbalzo delle borse (Eurostoxx 50 a +1.42%, S&P a +0.8% e FTSE MIB a +2.3%). L'Italia sta affrontando una congiuntura "sfidante", con impatti negativi anche sulla fiducia delle imprese: oggi, il dato PMI sul settore manifatturiero (ovvero il sondaggio dei direttori degli acquisti) nel mese di ottobre ha registrato una flessione maggiore di quanto atteso dagli analisti (43.3 vs. 48.3 di settembre, dove il livello di 50 punti è "soglia" tra contrazione ed espansione). Questo significa che il rischio di contrazione del PIL nel quarto trimestre aumenta considerevolmente, dopo una crescita praticamente nulla durante il terzo. Avrete poi sentito dei rumours sul consiglio dei ministri straordinario di stasera, dove potrebbero essere implementate ulteriori misure (patrimoniale?) o dove potrebbe prendere forma l'ipotesi di individuare un primo ministro "tecnico" (Monti è molto quotato) per adottare le misure più draconiane dai risvolti elettorali negativi.

Intanto, in Grecia Papandreou ha giocato d'anticipo: la sua puntata è decisamente rischiosa, perché se riuscisse a passare il voto di fiducia di questa settimana, lanciare il referendum a dicembre e, alla fine, ottenere un endorsement dalla popolazione per continuare nelle misure di austerità fiscale, nulla potrebbe più ostacolarlo nell'implementazione delle stesse. Viceversa, se riuscisse ad arrivare al referendum e, di fatto, ricevere un voto di sfiducia in quel preciso istante, la Grecia si troverebbe nell'odiosa situazione di non poter ricevere più sostegno dalla Troika (che, a onore della cronaca, è lo stesso appellativo utilizzato da tre advisor bavaresi che nei primi anni dell'ottocento gestivano in nome del principe Otto l'allora neonato Regno di Grecia). E senza più sostegno, Atene sarebbe costretta al default (per l'ennesima volta nella sua storia). Ma, mentre prima la Grecia era importante per "contenere" il nemico russo - fosse esso impersonificato dagli zar o dai soviet - oggi la sua strategicità geopolitica è meno rilevante, soprattutto se si considera come l'Unione Europea sta evolvendo in questi ultimi anni.

Il costrutto europeo era infatti nato con un due obiettivi primari (ora dimenticati): difendersi dalla Russia sovietica e risorgere dagli orrori delle guerre mondiali basandosi su prosperità economica e non più su alleanze militari. In questo disegno, gli americani hanno ovviamente svolto un ruolo chiave, stimolando nei partner europei la propensione a trovare un compromesso basato sul libero scambio, con la speranza che commercio e ricchezza "sopprimessero" i nazionalismi che tanto avevano martoriato nella prima metà del secolo il nostro continente.

Il presupposto di questa "unione" è però la prosperità economica: nel momento in cui il ciclo economico devia dal percorso ottimale, entrano in gioco dinamiche differenti che sono accomunate da un unico fattore, il sacrificio. Ed è qui che sia i tedeschi che i greci non trovano un accordo. E, io direi pericolosamente, svestendo i panni di "europei", i tedeschi ritornano a essere tedeschi e i greci ridivengono greci. Non ci sono imperativi morali o nazionalistici. Quando la prosperità sparisce, sparisce anche l'avversione al conflitto politico. E l'hanno rilevato lucidamente anche i cinesi, che forse con eccessivo pragmatismo hanno domandato al capo dell'EFSF: "ma se il parlamento tedesco ha votato di non aumentare le garanzie per il fondo salva-stati, perché mai dovrebbe convenire a noi investire nel vostro debito in questo momento?". Attenzione poi alla Germania (totalmente riunificata e molto più forte) proiettata verso la Russia, con la quale potrebbe avere maggiori interessi in comune rispetto alla Francia o ai PIIGS...

Chiudo con un'altra annotazione geopolitica (proveniente da Israele), che vi quoto nella sua interezza: il giornale "Haaretz reported Nov. 2 that Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu and Defense Minister Ehud Barak are attempting to gather a majority in the Cabinet in favor of military action against Iran, an unnamed Israeli official said. According to that source, opponents of an attack currently have a small advantage in the Cabinet. Netanyahu and Barak recently persuaded Foreign Minister Avigdor Lieberman to favor an attack."

Si aprono nuovi scenari?