Ponte di fuoco quello appena trascorso. Sugli schermi di Bloomberg il BTP è stabile sopra il 6% e non accenna a rientrare, nonostante l'intervento della BCE e un rimbalzo delle borse (Eurostoxx 50 a +1.42%, S&P a +0.8% e FTSE MIB a +2.3%). L'Italia sta affrontando una congiuntura "sfidante", con impatti negativi anche sulla fiducia delle imprese: oggi, il dato PMI sul settore manifatturiero (ovvero il sondaggio dei direttori degli acquisti) nel mese di ottobre ha registrato una flessione maggiore di quanto atteso dagli analisti (43.3 vs. 48.3 di settembre, dove il livello di 50 punti è "soglia" tra contrazione ed espansione). Questo significa che il rischio di contrazione del PIL nel quarto trimestre aumenta considerevolmente, dopo una crescita praticamente nulla durante il terzo. Avrete poi sentito dei rumours sul consiglio dei ministri straordinario di stasera, dove potrebbero essere implementate ulteriori misure (patrimoniale?) o dove potrebbe prendere forma l'ipotesi di individuare un primo ministro "tecnico" (Monti è molto quotato) per adottare le misure più draconiane dai risvolti elettorali negativi.
Intanto, in Grecia Papandreou ha giocato d'anticipo: la sua puntata è decisamente rischiosa, perché se riuscisse a passare il voto di fiducia di questa settimana, lanciare il referendum a dicembre e, alla fine, ottenere un endorsement dalla popolazione per continuare nelle misure di austerità fiscale, nulla potrebbe più ostacolarlo nell'implementazione delle stesse. Viceversa, se riuscisse ad arrivare al referendum e, di fatto, ricevere un voto di sfiducia in quel preciso istante, la Grecia si troverebbe nell'odiosa situazione di non poter ricevere più sostegno dalla Troika (che, a onore della cronaca, è lo stesso appellativo utilizzato da tre advisor bavaresi che nei primi anni dell'ottocento gestivano in nome del principe Otto l'allora neonato Regno di Grecia). E senza più sostegno, Atene sarebbe costretta al default (per l'ennesima volta nella sua storia). Ma, mentre prima la Grecia era importante per "contenere" il nemico russo - fosse esso impersonificato dagli zar o dai soviet - oggi la sua strategicità geopolitica è meno rilevante, soprattutto se si considera come l'Unione Europea sta evolvendo in questi ultimi anni.
Il costrutto europeo era infatti nato con un due obiettivi primari (ora dimenticati): difendersi dalla Russia sovietica e risorgere dagli orrori delle guerre mondiali basandosi su prosperità economica e non più su alleanze militari. In questo disegno, gli americani hanno ovviamente svolto un ruolo chiave, stimolando nei partner europei la propensione a trovare un compromesso basato sul libero scambio, con la speranza che commercio e ricchezza "sopprimessero" i nazionalismi che tanto avevano martoriato nella prima metà del secolo il nostro continente.
Il presupposto di questa "unione" è però la prosperità economica: nel momento in cui il ciclo economico devia dal percorso ottimale, entrano in gioco dinamiche differenti che sono accomunate da un unico fattore, il sacrificio. Ed è qui che sia i tedeschi che i greci non trovano un accordo. E, io direi pericolosamente, svestendo i panni di "europei", i tedeschi ritornano a essere tedeschi e i greci ridivengono greci. Non ci sono imperativi morali o nazionalistici. Quando la prosperità sparisce, sparisce anche l'avversione al conflitto politico. E l'hanno rilevato lucidamente anche i cinesi, che forse con eccessivo pragmatismo hanno domandato al capo dell'EFSF: "ma se il parlamento tedesco ha votato di non aumentare le garanzie per il fondo salva-stati, perché mai dovrebbe convenire a noi investire nel vostro debito in questo momento?". Attenzione poi alla Germania (totalmente riunificata e molto più forte) proiettata verso la Russia, con la quale potrebbe avere maggiori interessi in comune rispetto alla Francia o ai PIIGS...
Chiudo con un'altra annotazione geopolitica (proveniente da Israele), che vi quoto nella sua interezza: il giornale "Haaretz reported Nov. 2 that Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu and Defense Minister Ehud Barak are attempting to gather a majority in the Cabinet in favor of military action against Iran, an unnamed Israeli official said. According to that source, opponents of an attack currently have a small advantage in the Cabinet. Netanyahu and Barak recently persuaded Foreign Minister Avigdor Lieberman to favor an attack."
Si aprono nuovi scenari?

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