venerdì 28 ottobre 2011

Di nuovo BTP al 6%

Finisce la settimana e nonostante i grandi annunci da Bruxelles abbiamo di nuovo il BTP al 6%. Dopo l'incredibile giornata di ieri, oggi i mercati in Europa hanno ritracciato di poco: per esempio, as of writing, l'Italia sta scendendo dell'1.7% mentre il Dax (Germania) è sostanzialmente flat a -0.14%. Negli Stati Uniti, il mercato è invariato rispetto alla chiusura di ieri, mentre sovraperforma ancora l'America Latina, con il Messico su di un punto percentuale, seguito dal Brasile (+0.45%). In nottata l'Asia non ha registrato performance strabilianti, con che Shanghai in positivo di un punto e mezzo e la Corea del Sud solo marginalmente positiva (+0.39%).

Sul fronte macro, chiuso il capitolo di Bruxelles (anche se, come già detto ieri, saranno necessari altri incontri per dettagliare molti aspetti dell'accordo tra i leader dell'area euro), si apre ora un'appendice non trascurabile che riguarda l'andamento economico dell'area euro. I nostri strategist e gli economisti europei hanno infatti segnalato come gli indicatori economici anticipatori - i famigerati Purchasing Manager Indexes - sono compatibili con crescita flat (a.k.a. "nulla") e, soprattutto, con una politica monetaria che dovrebbe essere di almeno 100bps più lasca. Ovvero, il target per il tasso di sconto si collocherebbe, secondo i nostri analisti, intorno allo 0.5%.

Ora, la nostra Banca Centrale Europea, storicamente molto più vicina allo stile teutonico di politica monetaria rispetto a quello anglosassone, è notoriamente "lagging" nel suo agire quando lo scenario inflattivo è contro le sue aspettative. Ormai un mese fa credo di avervi fatto cenno al differenziale che esiste tra tasso di sconto attuale della BCE e tasso d'inflazione in Germania, differenziale che richiederebbe una stretta monetaria. D'altro canto, il resto dell'economia dell'area euro necessità una mossa di ordine opposto. Questo dilemma è ora nelle mani di "super-Mario" (come l'ha definito The Economist), il quale ha un background e una reputazione che potrebbero comunque spingerlo a operare con cautela, per lo meno evitando grosse sorprese al suo primo meeting pubblico da governatore (ovvero, settimana prossima). Giovedì prossimo testeremo le sue doti di pro-attività: fa piacere sapere (da una sua vecchia intervista) che parte della sua formazione/carriera sia di stampo anglosassone e che quindi lo porti ad affrontare i problemi con maggiore decisione. Nel caso vi fosse un'unica via per risolvere la crisi, non sarebbe lui l'uomo a temporeggiare: la imbroccherebbe subito. Let's hope so…

Intanto, oggi abbiamo avuto due rumours/notizie marginalmente negative rispetto a quanto stabilito mercoledì notte: da un parte, Fitch ha dichiarato che un hair-cut del 50% equivarrebbe a un default, dall'altra il direttore dell'EFSF - nella sua visita a Pechino - ha affermato che i cinesi sembrano poco interessati in questo momento a procedere in ulteriori investimenti nel bailout fund che abbiamo creato. Mi viene da dire che:

1) la situazione in Grecia è lapalissiana: il default è necessario e scontato, ma bisogna mettere un anello di fuoco attorno ad Atene che circoscriva i pericoli di un contagio su Portogallo, Spagna e Italia

2) i cinesi (e non solo loro) sarebbero probabilmente più contenti di acquistare equity di campioni europei piuttosto che sottoscrivere debito di nazioni moribonde, tutte intente a spostare "le sedie" sul ponte del Titanic…

Ma vista comunque la reazione dei mercati di ieri, la "lezione del giorno" è che nella nuova era della "New Normal" (come definita da Bill Gross di PIMCO), il saper investire si sta riducendo molto all'attività di second-guessing su quanto decideranno i governi e le banche centrali. È bravo chi riesce a interpretare in anticipo le mosse dei policy-makers, fare un po' di front-running e quindi "sell the news"…speriamo che questa New Normal finisca presto...

Vi auguro di trascorrere un buon weekend (o ponte...lunedì e martedì noi interrompiamo le mail), allegandovi anche un articolo dell'Economist che ci interessa direttamente: http://www.economist.com/node/21534815

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