Nuovamente forte la componente obbligazionaria, in ottica di risk aversion. I rendimenti tedeschi sul 2 anni e sul decennale si sono avvicinati alle medie mobili a 50 giorni (indicate come supporto tecnico), dopo che una serie di notizie pubblicate oggi ha dato seguito al pessimo mood osservato il primo giorno della settimana.
In particolare, abbiamo visto i dati di "sentiment" dell'area euro e della Germania raccolti dallo ZEW uscire al di sotto delle attese: in Germania, l'assessment della situazione attuale ha segnato un calo di oltre 5 punti, contro aspettative di un ritracciamento di soli 3.6 punti, e la fiducia sulla congiuntura economica futura ha deluso le aspettative degli analisti di altri 3 punti. Sull'area euro in generale il dato ha corretto di quasi 7 punti, mostrando ancora una volta come il motore tedesco abbia un impatto considerevole sull'andamento del resto dei paesi europei.
Inoltre, nella nottata sono state rese note le statistiche sulla Cina, con la crescita del GDP a 9.1% per il terzo trimestre, contro attese di 9.3% e registrando un calo rispetto al secondo trimestre (+9.5%). Sia la produzione industriale che gli investimenti diretti sono in moderazione lieve, mentre tengono abbastanza bene le vendite al consumo. Tuttavia gli investitori azionari non hanno premiato il listino cinese, con Shanghai che ha chiuso in mattinata a -2.33%, seguita a ruota da altri paesi emergenti come Taiwan (1.3%) e Corea del Sud (-1.4%). I timori aumentano sui rischi sistemici che stanno emergendo all'interno del paese. Abbiamo già parlato altre volte del cosiddetto "curb lending", ovvero l'attività di prestiti fuori dai canali bancari tradizionali, ma stiamo osservando anche una moderazione nel settore immobiliare (strettamente legato alle dinamiche di lending) e sempre più analisti fanno scenari sul tema della ricapitalizzazione delle banche cinesi in caso di scoppio della bolla immobiliare (ed è bolla, se pensate a città come Kangbashi…consiglio la lettura di questo articolo tratto dal Time http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2096345,00.html). Infine, non bisogna dimenticare che in tempi di "risk-off" e di "deleverage", i flussi di hot-money possono esacerbare ulteriormente alcuni equilibri già precari. Ciononostante, è pure vero che le riserve monetarie cinesi superano di gran lunga i $3trn, offrendo quindi un prezioso "tesoretto" utile per attivare politiche monetarie e fiscali anticicliche.
Ma più che i problemi interni, quello che desta maggiore preoccupazione è l'andamento della congiuntura in Europa e negli Stati Uniti, poiché il flusso del credito è intimamente correlato alla propensione al rischio degli operatori finanziari nel loro complesso. E quindi se i "rubinetti" di liquidità si chiudono da noi, l'effetto si sentirà anche dall'altra parte del globo. Purtroppo in Germania continua il balletto di dichiarazioni e di smentite attorno ai presunti piani di salvataggio della Grecia e di stabilizzazione della crisi. Oggi la Merkel ha avvisato che l'effetto leva sull'EFSF non sarà possibile tramite la Banca Centrale Europea (ma ciò non esclude l'ipotesi che avevamo illustrato qualche giorno fa, tramutando l'EFSF in un emittente di CDS) e Moody's ha pubblicamente avvisato il mercato sui rischi di downgrade in Francia (l'agenzia sta rivedendo il rating Aaa attuale e non esclude una revisione anche dell'outlook a "negative"). Oltralpe il settore finanziario è tornato sotto pressione, con SocGen e BNP Paribas sotto rispettivamente di 5.28% e di 4.88%, as of writing. A questo proposito vi quoto parte dell'irriverente commento del Financial Times a proposito dello spread Francia vs. Germania (http://ftalphaville.ft.com/blog/2011/10/18/704531/eventually-french-spreads-fail-e-f-s-f-redux/): Eventually, French Spreads Fail (E.F.S.F.). Scherzi a parte, se inizia ad allargare anche la Francia (per il momento il tasso decennale è al 3%), l'escalation della crisi in area euro sarebbe difficile da contenere...

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